Un progetto inclusivo

La Fornace Fusari e l’argilla: un percorso di inclusione a Cascina Cristina

Un'iniziativa che coinvolge adulti con disturbi dello spettro autistico nel modellare l'argilla.

La Fornace Fusari e l’argilla: un percorso di inclusione a Cascina Cristina

Presso la Fornace Fusari di Mariano Comense, gli utenti di Cascina Cristina stanno scoprendo l’arte della modellazione dell’argilla.

Un progetto di inclusione sociale

Avviato nell’ottobre 2025 e completamente gratuito, il progetto ha coinvolto inizialmente un gruppo di giovani con disturbi dello spettro autistico, frequentatori del centro diurno. Grazie al successo ottenuto, a partire da marzo, l’iniziativa è stata estesa ad altri utenti della struttura di Cantù, ampliando le opportunità di partecipazione. «Collaboriamo da tempo con realtà locali come Penna Nera e Porta Spinola. La scorsa estate un gruppo di Cascina Cristina ci ha visitato, e da quell’esperienza è nata l’idea di un percorso continuativo», ha dichiarato Annalisa Ballabio, coordinatrice dell’iniziativa presso Fornace Fusari.

Un laboratorio che stimola la creatività

Ogni settimana, i partecipanti dedicano un’ora alla creazione di manufatti in un laboratorio guidato da Paola Paleari e supportato da operatori di Cascina Cristina. Le opere realizzate riflettono le passioni personali degli utenti: c’è chi modella un’automobile e chi dipinge un vaso di rosso, ispirato dai Vigili del fuoco. «Ogni partecipante vive e interpreta il progetto secondo le proprie inclinazioni, trovando nel laboratorio uno spazio per esprimersi liberamente. È gratificante vedere come, col tempo, i partecipanti acquisiscano confidenza con l’ambiente, riconoscendo autonomamente i momenti della giornata, come l’orario della merenda», ha osservato Ballabio.

Il maestro ceramista Luca Fusari supervisiona sempre i lavori, credendo fermamente nei progetti solidali. «Siamo un’azienda e abbiamo deciso di offrire questo percorso in base alle nostre competenze. Non siamo educatori, ma l’esperienza è arricchente anche per noi. Questi ragazzi ci hanno conquistato», ha aggiunto Ballabio. «Tutti si divertono a lavorare con l’argilla, ma alla fine non vedono l’ora di lavarsi le mani. Hanno ragione: fa bene alla pelle, anche se la secca», ha concluso Paleari, sorridendo con emozione.